Acciano, la storia e le tradizioni

Il Comune di Acciano è formato da Acciano Capoluogo e dalle frazioni di Roccapreturo, Beffi, Succiano e San Lorenzo. Nei catasti onciari e nelle numerazioni dei fuochi fatte tra i sec. XV-XVI rispettivamente si chiamavano: Castrum Acciani, Rocca de Preturo, Castrum Beffi, Villa Socciani e Villa Sancti Laurentii.
acciano st tra 1Il primo documento che attesta l’esistenza di Acciano è del 1092. Esso menziona le case di Acciano tutte appartenenti al monastero benedettino di San Benedetto in Perillis. Nel 1185 diviene signore di Acciano Teodino di Castello signore d’Orsa. Un documento del 1188 attesta l’esistenza delle Chiese di S. Petronilla e di S. Lorenzo, che dovevano la quarta parte delle rendite al monastero di San Benedetto. Nel 1383 Carlo III Durazzo lo donò a Matteo Gentile fratello del Vescovo di L’Aquila. Nel 1419 passò ai Carafa, poi al Comune dell’Aquila e nel 1529 con l’infeudazione dei castelli fu dato ad un capitano spagnolo. Appartenne in seguito agli Scalegni, ai Silveri ed a Margherita Strozzi. Nel 1448 l’ospedale di Acciano concorre a formare l’ospedale maggiore di L’Aquila. Il centro storico di Acciano, racchiuso entro le mura perimetrali tuttora esistenti, denota la sua condizione originaria di borgo fortificato, dove si accedeva attraverso tre porte: Porta Torrone, Porta Martino e Porta dell’Aia. L’orografia del terreno ha influenzato in maniera preminente la sua tipologia urbana che si adagia sui ripidi pendii a sinistra del Fiume Aterno.

 

Il 31 maggio di ogni anno tutta la comunità di Acciano festeggia in modo solenne S. Petronilla, patrona e protettrice di Acciano, alla quale è dedicata una Chiesa che si trova a qualche centinaio di metri dal centro abitato. acciano st tra 2Le attuali condizioni architettoniche della Chiesa dedicata a S. Petronilla non attestano un’antichità che vada oltre il XVI secolo, ma il culto della Santa risale sicuramente al XII secolo come dimostra un documento del 1183. A S. Petronilla è anche dedicato un inno che recita “Su lieti cantiamo con voce sonora, fratelli, che l’ora del gaudio tornò. Evviva d’Acciano la gloria più bella. Evviva la stella che a Roma spuntò”.